Intervista all’autore: Giuliano Gallini

Giuliano Gallini è nato a Ferrara e vive a Padova. È dirigente di una delle maggiori aziende italiane di servizi, dove si occupa di sviluppo e marketing. Crede profondamente nel valore della cultura e del romanzo come genere letterario che permette di raggiungere la parte più profonda delle vicende.
Appassionato di storia sin dai tempi dell’università, si interessa in particolar modo del tormentato periodo storico a cavallo tra le due Guerre, che come dice l’autore “aiuta a capire il presente, con i suoi conflitti irrisolti”.

Gli abbiamo chiesto di parlare del suo primo romanzo, Il Confine di Giulia.

Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

La storia narrata da Il Confine di Giulia nasce come capitolo di un altro romanzo dedicato al tema della ricerca esistenziale. Per affrontare questo argomento, sentivo la necessità di mettere a confronto due figure che rappresentassero due modi diversi di intendere la vita. Così scrivendo, senza esser stata progettata, la relazione tra Giulia Bassani e Ignazio Silone ha preso vita propria.

A chi consiglia la lettura de Il Confine di Giulia e quale approccio suggerisce al lettore?

Se questo libro ha un pregio, è quello di avere diversi livelli di lettura. Può, infatti, essere letto come romanzo storico e interessare chi ama la storia e si appassiona entrando nel clima di un periodo storico tormentato, come quello degli anni trenta in Europa. È anche una riflessione sulla filosofia della storia, sulla capacità che ha questa disciplina di cogliere la realtà.
Ma il libro è anche una storia d’amore che ruota intorno alla reticenza ed alla elusività di due persone che si amano ma che non riescono a farlo fino in fondo.
Infine, questo è un libro su un libro, nonché un romanzo che parla del romanzo come genere letterario. Può essere, dunque, letto da chi ama il genere ed è in grado di apprezzare la sua migliore peculiarità: l’intreccio. Realtà ed inventiva, infatti, sono i binari su cui viaggia Il Confine di Giulia.
Il romanzo ti dà la libertà di poter fare ciò che gli storici non si possono permettere di fare e, forse, di conoscere i fatti in maniera più approfondita. Ecco: l’ambizione di questo romanzo è quella di essere andato più nel profondo delle vicende, rispetto ai molti altri scritti storici.

Come nasce la sua passione per la storia e per questo periodo storico in particolare?

La mia passione per la storia nasce dalla capacità che questa disciplina ha, occupandosi dello studio del passato, di aiutarci a capire qualcosa del nostro presente e della nostra condizione di cittadini d’Europa. In particolare, il periodo affrontato dal romanzo ci fa capire tanto sui problemi che ad oggi non riusciamo a risolvere nonostante le molte risorse di cui disponiamo. Leggendo questa storia si capisce che ci sono degli ostacoli che non ci permettono di sfruttare a pieno le grandi potenzialità delle “forze produttive”. Inoltre, il romanzo, ci invita a riflettere sui meccanismi di potere, in particolare su quanto questi limitino le possibilità dell’umanità che sarebbe, altrimenti, in grado di generare meno conflitti e godere di maggiore ricchezza. In quell’epoca c’è il peggio della storia europea.

Perché ha scelto di parlare proprio di Ignazio Silone?

Ignazio Silone è venuto fuori per caso, probabilmente perché negli anni in cui stavo lavorando a questo romanzo avevo letto molto della polemica storica che lo riguarda e, forse, è stato inconsapevolmente un risarcimento. Come tanti della mia generazione, da giovane mi ero rifiutato di leggere Silone per motivi ideologici. Anche se ancora non si parlava di lui come spia, era comunque un traditore. Negli anni 90 mi sono reso conto dell’errore che avevo fatto, perché silone è un grande scrittore e Fontamara è un romanzo bellissimo, uno dei migliori del 900 italiano. E poi, la sua personalità affascina: un doppiogiochista, una spia, un traditore, dal punto di vista umano su Silone vengono fuori ritratti sconcertanti. Mi viene in mente la moglie, Darina Laracy, che in un’intervista affermò di aver passato i momenti migliori con Silone leggendo i suoi libri.

Il profilo psicologico di Giulia Bassani è piuttosto complesso, perché scegliere un animo così tormentato?

Come ho già detto, per trattare il tema della ricerca esistenziale avevo bisogno di due figure che rappresentassero due differenti approcci alla vita. Giulia Bassani è l’alter ego di Silone. Mentre lui può esser definito un credente a tutto tondo, Giulia, è una nichilista che non riesce a credere in nulla. E come per tutte le persone per cui nulla ha senso, vivere è molto difficile. Lei non ha mai scelto, si è sempre lasciata vivere, perché non capiva il valore della scelta.
L’approccio di Giulia è in certi casi anche un approccio della società: c’è chi si inganna, come i credenti, e c’è chi invece non si inganna ma finisce per avere un vuoto dentro. Quello di Giulia è un personaggio che può essere visto in modo negativo, oppure una figura molto coraggiosa, capace di grande verità, al contrario di Silone che tradisce. Ma in fondo, può tradire solo chi crede.

Chi è e perché ha scelto di introdurre nel romanzo una narratrice misteriosa?

La narratrice misteriosa non ha nome ed è arrivata per caso, anche lei, per aiutare la storia. Racconta i fatti in quanto testimone diretta, perché era presente quando Silone e Giulia si sono conosciuti, ma non avendo visto tutto: si inventa qualcosa. Ecco perché anche qui c’è un gioco di specchi. La narratrice riporta la storia e gli eventi cercando di renderli attuali e provando a capire in che modo possano esserci utili. Si chiede infatti: cosa può succedere nella nostra Europa oggi? Quegli anni tragici e drammatici possono forse tornare? In realtà: nei Balcani, in Irlanda, nei paesi dell’est, è già accaduto qualcosa, e non è detto che non possa succedere altro. C’è un male profondo dentro l’Europa, ma questo nel romanzo è solo accennato dalla narratrice misteriosa che, con delicatezza, ci invita a riflettere.

Giuliano Gallini Il confine di Giulia

GIULIANO GALLINI
Giuliano Gallini è nato a Ferrara e vive a Padova. È dirigente di una delle maggiori aziende italiane di servizi, dove si occupa di sviluppo e marketing. Crede profondamente nel valore della cultura e del romanzo come genere letterario che permette di raggiungere la parte più profonda delle vicende.
Appassionato di storia sin dai tempi dell’università, si interessa in particolar modo del tormentato periodo storico a cavallo tra le due Guerre, che come dice l’autore “aiuta a capire il presente, con i suoi conflitti irrisolti”. Il confine di Giulia è il suo primo romanzo.